
Giuseppe Siggia – Musicista, ceramista e costruttore di strumenti in ceramica
Mi chiamo Giuseppe Siggia, sono nato nel 1987 e sono cresciuto a Torino, in Italia.
Fin da bambino la musica ha rappresentato una parte fondamentale della mia vita. A dodici anni ho iniziato lo studio della chitarra classica, un percorso che mi ha aperto le porte a un universo sonoro sempre più ampio e che, negli anni, mi ha portato a esplorare strumenti provenienti da culture e tradizioni molto diverse tra loro.
Con il tempo mi sono appassionato soprattutto agli strumenti etnici e ai flauti del mondo, studiando e suonando, tra gli altri, il bansuri, il flauto dolce, il didgeridoo, numerose percussioni e molti altri strumenti. Questa continua ricerca musicale mi ha portato a sviluppare un approccio da polistrumentista, sempre guidato dalla curiosità verso nuovi timbri, nuove tecniche esecutive e nuove possibilità espressive.
Parallelamente ho dato vita a diversi progetti artistici e collaborazioni musicali, spaziando da gruppi rock a produzioni elettroniche, fino a sperimentazioni sonore nelle quali strumenti acustici e ricerca timbrica si fondono in un linguaggio personale.
Accanto alla musica ho sempre coltivato una forte passione per le arti figurative. Il disegno e la pittura hanno accompagnato la mia crescita fin dall’infanzia e, negli anni, questa ricerca si è estesa naturalmente anche alla scultura e alla lavorazione della ceramica, permettendomi di unire espressione artistica, manualità e sperimentazione.
Sebbene la Huaca rappresenti oggi il cuore della mia ricerca, il mio lavoro non si limita a questo strumento. Nel mio laboratorio realizzo anche ocarine singole, flauti in ceramica e altri strumenti sperimentali, mantenendo lo stesso approccio artigianale e la stessa attenzione alla qualità costruttiva.
Il mio incontro con la Huaca
Il mio incontro con la Huaca risale al 2012, quando un amico mi fece conoscere uno strumento costruito dalla ceramista americana Teri Sugg, acquistato alcuni anni prima negli Stati Uniti. Fu un’esperienza che cambiò profondamente il mio modo di concepire gli strumenti a fiato. Rimasi immediatamente affascinato dal suo timbro profondo, dalle armonie prodotte dalle camere multiple e dalla possibilità di creare paesaggi sonori completamente diversi da quelli degli strumenti che avevo suonato fino a quel momento.
Era uno strumento che sembrava respirare insieme a chi lo suonava. Non avevo mai provato una sensazione simile.

Per diversi mesi ebbi la possibilità di suonare quello strumento, studiandone il comportamento, le diteggiature e le possibilità espressive. Più lo suonavo, più cresceva il desiderio di comprenderne il funzionamento e di costruire uno strumento capace di adattarsi alle mie esigenze musicali. Da quel momento iniziai a chiedermi come fosse possibile ottenere un suono così ricco e avvolgente da uno strumento apparentemente così semplice. Quella domanda è ancora oggi il motore della mia ricerca.
In quegli anni trovare informazioni sulla Huaca era estremamente difficile. Internet offriva pochissimo materiale: gli unici riferimenti erano i siti di Teri Sugg e Janie Rezner, che contenevano solo alcune informazioni sulla costruzione e sulla filosofia dello strumento. Anche su YouTube i contenuti erano rarissimi. La Huaca era uno strumento quasi sconosciuto e sembrava appartenere a una piccola comunità di musicisti e costruttori sparsi nel mondo.
Nel 2014 iniziai così a realizzare i miei primi prototipi. Non esistevano manuali completi né guide dettagliate: ogni nuovo strumento nasceva da prove, errori, sperimentazione e innumerevoli ore trascorse in laboratorio. Il mio obiettivo non era semplicemente riprodurre i modelli esistenti, ma comprenderne a fondo il funzionamento e sviluppare una mia interpretazione personale.
Con il tempo questa ricerca confluì in Empty Instruments, il progetto artistico attraverso il quale ancora oggi sviluppo strumenti musicali, sperimentazioni sonore e nuove idee legate al mondo del suono. Nel 2017 esposi e presentai per la prima volta le mie Huaca al Festival Internazionale dell’Ocarina di Budrio, dove ebbi l’opportunità di conoscere Alan Tower, musicista e amico di Rafael Bejarano, approfondendo ulteriormente la storia contemporanea di questo straordinario strumento.

(Festival Internazionale dell’Ocarina di Budrio, 2017. Insieme ad Alan Tower. Nella foto tengo tra le mani una Huaca di Sharon Rowell)
Da allora mi dedico a tempo pieno allo studio, alla ricerca e alla costruzione della Huaca. Ho scelto di mantenere una produzione volutamente limitata, realizzando mediamente circa otto strumenti ogni due mesi, così da poter seguire personalmente ogni fase del processo costruttivo e garantire il più alto livello qualitativo possibile.
Nel corso degli anni ho costruito centinaia di prototipi, molti dei quali non hanno mai lasciato il laboratorio. Ogni esperimento, anche quando non raggiungeva il risultato desiderato, ha contribuito a migliorare gli strumenti che realizzo oggi. È proprio attraverso questo processo continuo di ricerca, tentativi e affinamenti che si è sviluppata la mia interpretazione della Huaca.

Ho partecipato a festival, concerti e manifestazioni dedicate alla musica e agli strumenti etnici in Italia e in diversi Paesi europei, confrontandomi con musicisti provenienti dalle esperienze più diverse. Parallelamente ho sviluppato un approccio personale allo strumento, sperimentando nuove tecniche esecutive ispirate anche alla pratica del didgeridoo, come la respirazione circolare e effetti ritmici.
Ancora oggi continuo a dedicare gran parte del mio tempo alla ricerca. Ogni nuovo strumento rappresenta un’occasione per sperimentare nuove soluzioni acustiche, ergonomiche e musicali, approfondendo lo studio del suono e delle sue possibilità espressive.
Per me costruire una Huaca non significa semplicemente realizzare uno strumento musicale, ma trasformare ogni nuovo progetto in un passo avanti lungo un percorso di ricerca che continua a evolversi giorno dopo giorno.

La ricerca non si conclude nel laboratorio. Sul mio canale YouTube condivido concerti, improvvisazioni, dimostrazioni degli strumenti e nuove sperimentazioni sonore, documentando l’evoluzione del mio lavoro nel tempo.