Storia della Huaca

La storia della Huaca contemporanea ha inizio nei primi anni Ottanta, ma affonda le proprie radici nella lunga tradizione dei flauti globulari in ceramica diffusi in numerose culture del mondo.. Nel corso degli ultimi quarant’anni questo strumento si è evoluto grazie al contributo di ceramisti, musicisti che ne hanno sviluppato le potenzialità artistiche e sonore.

Questa guida ricostruisce la storia documentata della Huaca contemporanea attraverso pubblicazioni specialistiche, archivi, documenti originali, testimonianze dirette e materiali appartenenti alla collezione personale dell’autore.



Sharon Rowell e la nascita della Huaca

La Huaca nasce all’inizio degli anni Ottanta grazie alla ceramista americana Sharon Rowell, artista e ricercatrice attiva nella California settentrionale. Il suo lavoro rappresenta un significativo esempio di incontro tra arte ceramica, acustica e sperimentazione musicale, dando origine a uno strumento completamente nuovo pur ispirandosi alla lunga tradizione dei flauti globulari in argilla presenti in numerose culture del mondo.

Sharon Rowell lavorava la ceramica già da molti anni quando iniziò a interessarsi agli strumenti musicali. Vivendo nei pressi della baia di San Francisco, rimase profondamente affascinata dal suono grave e misterioso dei foghorn, le grandi sirene utilizzate per guidare le navi durante la nebbia. Secondo le testimonianze tramandate dalla famiglia e dalle persone a lei vicine, fu proprio quel richiamo lontano e avvolgente a ispirare la ricerca di uno strumento capace di produrre un suono altrettanto profondo, continuo e immersivo. Anche la sorella, Constance Rowell Mastores, ricorda questo episodio in una poesia dedicata alla nascita della Huaca, descrivendo come Sharon cercò dapprima di riprodurre quel timbro con un semplice flauto in ceramica, trasformando progressivamente l’idea in uno strumento sempre più complesso.

La sua ricerca non aveva l’obiettivo di ricostruire uno strumento archeologico, ma di sviluppare un nuovo linguaggio musicale partendo dai principi acustici dei vessel flute, gli antichi flauti globulari diffusi fin dall’antichità nelle civiltà dell’America precolombiana, dell’Asia e dell’Africa. Dopo numerosi esperimenti arrivò a progettare uno strumento multicamera nel quale più camere di risonanza condividono un unico sistema di insufflazione, permettendo di produrre contemporaneamente accordi, bordoni e armonie con un solo soffio. La forma organica dello strumento, spesso paragonata a un cuore o a due polmoni, rifletteva perfettamente la sua concezione della musica come estensione del respiro umano.

Nel 1985 Sharon Rowell pubblicò il proprio metodo costruttivo sulla rivista Experimental Musical Instruments, una storica pubblicazione specializzata dedicata alla ricerca e alla costruzione di strumenti musicali sperimentali. Nell’articolo Sharon Rowell’s Clay Ocarinas illustrò dettagliatamente la costruzione del bocchino, il funzionamento del sistema multicamera, il posizionamento dei fori e le tecniche di accordatura necessarie per compensare il ritiro dell’argilla durante l’essiccazione e la cottura. Questo documento rappresenta ancora oggi una delle testimonianze tecniche più importanti sul progetto originale della Huaca.

Parallelamente alla ricerca tecnica, Sharon Rowell continuò la propria attività artistica come ceramista. Le sue opere furono esposte già nei primi anni Ottanta in mostre dedicate agli strumenti musicali in ceramica, tra cui Sounds in Clay del 1983. Alcuni suoi strumenti e il suo lavoro sono documentati anche nel volume From Mud to Music, un volume di riferimento dedicato alla storia e alla costruzione degli strumenti musicali in argilla. Le sue Huaca, realizzate quasi sempre a mano e spesso cotte in fossa (pit firing), conservavano superfici naturali ricche di sfumature nere, rosse e brune che richiamavano volutamente l’aspetto dei reperti archeologici, pur essendo strumenti interamente contemporanei.

Più che inventare una nuova ocarina, Sharon Rowell diede vita a un diverso modo di concepire il rapporto tra respiro, ceramica e armonia. La Huaca nacque come uno strumento destinato non solo all’esecuzione musicale, ma anche all’ascolto, alla contemplazione e all’esplorazione del suono. Questa visione continua ancora oggi a rappresentare il cuore del progetto originale e ha contribuito a far conoscere la Huaca come uno degli strumenti in ceramica più innovativi della seconda metà del Novecento.


Janie Rezner: la custode della tradizione

Tra le persone che hanno contribuito maggiormente a preservare e diffondere il progetto originale della Huaca vi è Janie “Oquawka” Rezner, ceramista, musicista, scrittrice e ricercatrice americana attiva per molti anni nella California settentrionale.

Janie conobbe Sharon Rowell nel 1994 e studiò direttamente con lei la costruzione della Huaca. In una conversazione avuta nel 2021 fu lei stessa a confermarmi questo legame scrivendomi:

“I sat beside Sharon, where I learned to make them myself.”
(“Mi sono seduta accanto a Sharon ed è lì che ho imparato a costruirle personalmente.”)

Questa semplice frase rappresenta una preziosa testimonianza diretta del rapporto tra Sharon Rowell e Janie Rezner e della trasmissione del sapere artigianale legato alla Huaca.

Partendo dagli insegnamenti ricevuti, Janie sviluppò una propria produzione di Huaca doppie e triple, pubblicò articoli dedicati alla costruzione di strumenti musicali in ceramica e alle tecniche di cottura, unendo nella sua ricerca musica, ceramica e spiritualità.

Nel corso degli anni ebbi il piacere di scambiare diverse conversazioni con Janie. Ricordo la sua grande disponibilità nel parlare della Huaca e il profondo rispetto che nutriva per Sharon Rowell. Per lei questo strumento non era semplicemente un’ocarina multicamera, ma un mezzo per esplorare il respiro, l’armonia e l’ascolto interiore.

Durante una delle nostre conversazioni mi suggerì anche una definizione che riteneva particolarmente appropriata, descrivendo lo strumento come una “triple chambered ocarina”, inizialmente creata da Sharon Rowell. Questa osservazione è interessante perché mostra come la stessa Janie utilizzasse sia il termine Huaca, sia una classificazione più organologica dello strumento.

Negli ultimi anni il suo sito personale, che per molto tempo è stato un importante punto di riferimento per gli appassionati della Huaca, non è più raggiungibile. Durante una delle nostre ultime conversazioni mi raccontò di aver momentaneamente sospeso la costruzione delle Huaca, aggiungendo però con il suo consueto entusiasmo che, prima o poi, sarebbe tornata a realizzarne qualcuna. Mi auguro sinceramente che quel momento arrivi, perché il suo lavoro rappresenta un tassello fondamentale nella storia della Huaca contemporanea.

Ancora oggi considero Janie Rezner una figura di riferimento nella conservazione della tradizione della Huaca. Attraverso il suo lavoro, il suo insegnamento e la disponibilità con cui ha condiviso la propria esperienza, ha contribuito a mantenere vivo il progetto nato dall’intuizione di Sharon Rowell, permettendo a nuove generazioni di costruttori e musicisti di avvicinarsi a questo straordinario strumento.


Teri Sugg e la diffusione contemporanea della Huaca

Tra le figure che hanno maggiormente contribuito alla diffusione della Huaca negli Stati Uniti vi è Teri Sugg, ceramista americana e costruttrice di strumenti musicali in ceramica. Da molti anni la sua ricerca unisce artigianato, acustica e musica, con una particolare attenzione agli strumenti multicamera ispirati al progetto originale di Sharon Rowell.

Il suo interesse per la Huaca nacque grazie all’incontro con Janie Rezner, con la quale ebbe l’opportunità di studiare e approfondire i principi costruttivi e la filosofia dello strumento. Attraverso questa esperienza Teri entrò in contatto diretto con la tradizione sviluppata da Sharon Rowell, contribuendo negli anni successivi a mantenerne vivo il patrimonio tecnico e musicale.

Oltre alla costruzione delle Huaca, Teri ha realizzato numerosi strumenti musicali in ceramica, sperimentando forme, accordature e finiture differenti. Il suo lavoro è caratterizzato da una continua ricerca dell’equilibrio tra qualità acustica, ergonomia ed estetica, con particolare attenzione alla risposta dello strumento e alla ricchezza armonica. Le sue Huaca presentano spesso superfici smaltate e finiture artistiche che riflettono la sua lunga esperienza come ceramista.

Nel corso della sua attività ha condiviso generosamente la propria esperienza attraverso il sito SuggArts, pubblicando fotografie, registrazioni, descrizioni tecniche e riflessioni sulla costruzione degli strumenti. Per molti anni il suo sito ha rappresentato un importante punto di riferimento online per musicisti e costruttori interessati alla Huaca, permettendo a musicisti e ceramisti di conoscere uno strumento allora ancora poco diffuso.

Personalmente scoprii la Huaca nel 2012 proprio grazie a Teri Sugg. Prima ancora di iniziare a costruire i miei strumenti ebbi la possibilità di suonare uno dei suoi primissimi esemplari, che durante una nostra conversazione anni dopo mi confermò essere probabilmente il secondo o il terzo strumento triplo da lei realizzato. Quell’incontro con il suono della Huaca segnò profondamente il mio percorso e, negli anni successivi, iniziai anch’io a dedicarmi alla costruzione di questo straordinario strumento, sviluppando progressivamente una mia interpretazione attraverso nuove geometrie, accordature e soluzioni costruttive.

Huaca originale costruita da Teri Sugg secondo modello Sharon Rowell.

Nel tempo ebbi il piacere di confrontarmi più volte con Teri. Ricordo la sua disponibilità nel condividere esperienze, difficoltà e piccoli segreti del mestiere. In una delle nostre conversazioni mi raccontò che era stata proprio Janie Rezner a farle conoscere la Huaca, aggiungendo una frase che descrive perfettamente il suo legame con questo strumento:

“She introduced me to huacas. I fell in love with the sound.”
(“È stata Janie a farmi conoscere le Huaca. Mi sono innamorata del loro suono.”)

Mi raccontò anche un prezioso insegnamento ricevuto da Janie durante la costruzione degli strumenti. Le aveva spiegato di interrompere le prove di soffiatura non appena si otteneva il suono desiderato, evitando di continuare inutilmente a soffiare nel fischietto, poiché l’umidità accumulata nel condotto avrebbe potuto alterarne temporaneamente il comportamento acustico. È uno di quei piccoli accorgimenti che difficilmente si trovano in un manuale e che vengono tramandati direttamente tra costruttori.

Durante la stessa conversazione mi confidò inoltre che il primo esemplare di Huaca da lei costruito era stato realizzato come dono per il musicista Tito La Rosa. Mi spiegò anche che preferiva realizzare soltanto uno o due piccoli lotti di strumenti all’anno, dedicando a ogni Huaca tutto il tempo necessario piuttosto che aumentare la produzione. Questo approccio riflette perfettamente la sua visione dell’artigianato: ogni strumento è un’opera unica, nata da pazienza, ascolto e continua sperimentazione.

Ricordo con particolare piacere anche un altro episodio. Dopo averle raccontato che era stata proprio una sua Huaca a farmi intraprendere questo percorso, mi rispose con entusiasmo:

“You’re inspiring me to get back into the studio.”
(“Mi stai facendo venire voglia di tornare in laboratorio.”)

Sono parole che conservo ancora oggi con grande affetto.

Per questo considero Teri Sugg non solo una straordinaria ceramista, ma anche una persona che ha avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso. Senza il suo entusiasmo, la sua disponibilità e la generosità con cui ha condiviso la propria esperienza, probabilmente non avrei mai iniziato a costruire Huaca. Una parte della ricerca che oggi porto avanti affonda le proprie radici proprio in quell’incontro avvenuto nel 2012.


Rafael Bejarano: la Huaca come strumento di ricerca spirituale

Tra le figure che hanno contribuito maggiormente alla diffusione della Huaca come strumento di meditazione e ricerca interiore vi è Rafael José Bejarano Rangel, musicista, educatore e ritualista multiculturale messicano. Nato a Città del Messico e cresciuto a Guadalajara, dove si trasferì all’età di nove anni, apparteneva a una famiglia di origini maya dello Yucatán. Fin dall’infanzia i genitori lo avvicinarono alla poesia, alle culture indigene e alla conoscenza delle tradizioni spirituali dei popoli nativi, esperienze che avrebbero influenzato profondamente il suo percorso umano e artistico.

Fonte: El Universal, Historia. “Nunca tuvimos problema en nuestros viajes a Egipto” (15 settembre 2015). Articolo contenente le testimonianze della famiglia Bejarano e informazioni biografiche su Rafael José Bejarano Rangel.

Nel corso della sua vita dedicò gran parte della propria ricerca allo studio del suono come mezzo di trasformazione personale. Il suo percorso univa musica, ritualità, educazione e conoscenza delle culture indigene delle Americhe, sviluppando una visione nella quale il suono rappresentava uno strumento capace di favorire ascolto, consapevolezza e armonia interiore.

Fu cofondatore del progetto Sonidos de la Creación, attraverso il quale organizzava concerti, incontri e percorsi dedicati alla musica meditativa e alle tradizioni spirituali indigene. Durante le sue esibizioni utilizzava strumenti provenienti da culture differenti — tra cui didgeridoo, flauti, campane tibetane, percussioni, sonagli e la Huaca — creando paesaggi sonori profondamente contemplativi.

Album del cd di Rafael Bejarano
CD completo con foglio illustrativo aperto sonido de la creacion

(Album originale Sonidos de la Creación di Rafael Bejarano, appartenente alla collezione personale dell’autore.)

Secondo la ricostruzione pubblicata da Alan Tower, Rafael conobbe la Huaca nel 1999 e ne rimase immediatamente affascinato. Lo strumento entrò presto a far parte del suo linguaggio musicale e divenne uno degli elementi più riconoscibili dei suoi concerti. Attraverso l’impiego della respirazione circolare, dei bordoni continui e delle armonie prodotte dalle camere multiple, sviluppò uno stile esecutivo molto personale, nel quale la tecnica era sempre al servizio dell’espressione spirituale e meditativa.

(Brano estratto dall’album Sonidos de la Creación di Rafael Bejarano.)

La sua produzione musicale è documentata principalmente negli album Sonidos de la Creación e The Journey. In queste registrazioni la Huaca dialoga con strumenti rituali provenienti da diverse tradizioni, creando ambienti sonori lenti, profondi e ricchi di armonici. Ancora oggi questi lavori rappresentano una significativa testimonianza dell’utilizzo della Huaca nella musica meditativa contemporanea.

Personalmente scoprii la Huaca nel 2012 grazie a Teri Sugg, dalla quale ebbi l’opportunità di suonare uno dei suoi primi strumenti. Poco tempo dopo iniziai a cercare tutto il materiale disponibile su questo straordinario strumento e fu allora che scoprii la musica di Rafael Bejarano. Le sue interpretazioni della Huaca mi colpirono profondamente. Il modo in cui utilizzava la respirazione circolare, le armonie continue, i bordoni e la capacità di trasformare poche note in un’esperienza sonora intensa e meditativa rappresentarono per me una straordinaria fonte d’ispirazione. Ancora oggi considero Rafael uno dei musicisti che più hanno influenzato il mio modo di concepire la Huaca, non tanto dal punto di vista tecnico, quanto per l’approccio musicale e spirituale con cui riusciva a dare vita allo strumento.

La sua ricerca dimostra come la Huaca possa andare oltre il semplice ruolo di strumento musicale, diventando un mezzo di espressione interiore, meditazione e dialogo con il respiro. È una visione che continua a ispirare musicisti e costruttori in tutto il mondo.

Purtroppo, il 13 settembre 2015, Rafael Bejarano perse la vita nel deserto occidentale dell’Egitto durante un tragico episodio internazionale. Il convoglio turistico con cui viaggiava venne colpito per errore dalle forze di sicurezza egiziane, che lo scambiarono per un gruppo armato. L’attacco provocò dodici vittime, tra cui otto cittadini messicani, suscitando grande commozione a livello internazionale. Rafael aveva soltanto quarant’anni.

Fonti:

Nonostante la sua scomparsa prematura, la sua musica continua ancora oggi a rappresentare una delle più importanti testimonianze dell’utilizzo della Huaca nella musica meditativa contemporanea. Attraverso le sue registrazioni e il suo approccio profondamente umano al suono, ha contribuito a mostrare come questo strumento possa diventare non solo un mezzo di espressione musicale, ma anche un ponte tra arte, spiritualità e ricerca interiore.

Negli anni ho avuto modo di entrare in contatto anche con alcune persone che avevano conosciuto personalmente Rafael Bejarano. Una di queste mi raccontò di essere stata molto vicina a lui e alla sua famiglia e di aver iniziato a dedicarsi ai concerti di sound healing proprio grazie all’incontro con Rafael e con sua madre. È una testimonianza che mi colpì profondamente e che conferma quanto la sua musica abbia lasciato un segno nella vita di molte persone, ben oltre l’ambito strettamente musicale.

La scomparsa di Rafael nel 2015 rappresentò una grande perdita per chi aveva avuto la fortuna di conoscerlo. Anche se non ebbi mai l’occasione di incontrarlo personalmente, il suo lavoro e la sua visione della Huaca hanno avuto un’influenza importante sul mio percorso. Sentii il desiderio di contribuire, nel mio piccolo, a mantenere viva la conoscenza di questo straordinario strumento attraverso la costruzione, la ricerca storica e la divulgazione, affinché il patrimonio lasciato da Sharon Rowell, Janie Rezner, Teri Sugg, Rafael Bejarano e da tutti coloro che hanno dedicato la propria vita alla Huaca possa continuare a essere conosciuto e apprezzato anche dalle generazioni future.


Questa pagina viene aggiornata periodicamente ogni volta che emergono nuovi documenti, fotografie o testimonianze storiche sulla Huaca. Se possiedi materiale originale o desideri contribuire alla ricerca, puoi contattarmi.

Fonti e metodologia
Le informazioni contenute in questa guida sono il risultato dell’analisi e del confronto di fonti storiche verificabili, pubblicazioni specialistiche, archivi, cataloghi e testimonianze dirette quando documentate. Ogni ricostruzione è stata elaborata privilegiando le fonti primarie e, ove non disponibili, le fonti secondarie ritenute più autorevoli.


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